ENERGIA TROPPO CARA, L’ITALIA NON PUÒ PIU' COMPETERE CON IL FRENO TIRATO
Redazione Generale

ENERGIA TROPPO CARA, L’ITALIA NON PUÒ PIU' COMPETERE CON IL FRENO TIRATO

Il costo dell’energia non è soltanto un problema delle famiglie che, ogni mese, devono fare i conti con bollette sempre più difficili da sostenere. È diventato uno dei principali problemi di competitività del nostro sistema produttivo.

Perché una cosa dovrebbe essere ormai chiara: senza energia a prezzi competitivi non esiste industria forte. E senza industria diventa difficile difendere occupazione, salari, investimenti e crescita.

La proposta avanzata dal viceministro dell’Ambiente Vannia Gava di ridurre gli oneri di sistema presenti nelle bollette merita quindi attenzione. Una parte di questi costi potrebbe essere trasferita sulla fiscalità generale, evitando che continui a gravare direttamente sul prezzo dell’energia pagato da famiglie e imprese.

Ma intervenire sulle bollette significa curare un sintomo. Il problema strutturale è costruire finalmente una politica energetica italiana capace di guardare ai prossimi venti o trent’anni.

Servono rinnovabili, certamente. I quasi 30 gigawatt installati negli ultimi anni rappresentano un passo importante, ma produrre energia non basta: occorrono reti moderne, sistemi di accumulo e infrastrutture capaci di gestire una produzione sempre più distribuita e intermittente.

Serve anche pragmatismo. La transizione ecologica non può trasformarsi in una corsa nella quale alla nostra industria viene chiesto di arrivare prima delle tecnologie disponibili. Decarbonizzare è necessario; deindustrializzare sarebbe invece un errore economico e sociale.

Per questo vanno considerate tutte le soluzioni: rinnovabili, idroelettrico, biometano, biocarburanti, accumuli e anche il nucleare di nuova generazione, sul quale sarebbe utile finalmente aprire un confronto libero da contrapposizioni ideologiche.

Interessante è anche l’esperienza dell’Energy Release: migliaia di imprese possono ottenere energia a prezzo calmierato in cambio di investimenti. È una strada che lega il sostegno immediato alla costruzione della capacità energetica futura.

E proprio qui dovrebbe concentrarsi la discussione.

L’Italia è la seconda potenza manifatturiera europea. Non possiamo però pretendere che le nostre aziende competano sui mercati internazionali partendo con il peso di un’energia strutturalmente più costosa rispetto ai concorrenti.

Gli interventi temporanei sulle accise e sulle bollette sono utili nelle emergenze. Ma non possiamo vivere di proroga in proroga.

Abbassare gli oneri di sistema può essere un primo passo. Il vero obiettivo deve essere un altro: trasformare l’energia da fattore di debolezza a elemento della politica industriale nazionale.

Perché la sicurezza energetica, oggi, non è soltanto una questione ambientale.

È politica economica, è competitività, è occupazione.

Ed è, soprattutto, una questione di autonomia strategica del Paese.

Paolo Bonafé


IL GIARDINO DELLA LEPRE

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