DA VENEZIA AL VENETO: LA LEGGE SPECIALE COME VOLANO DI SVILUPPO
Redazione Generale

DA VENEZIA AL VENETO: LA LEGGE SPECIALE COME VOLANO DI SVILUPPO

I primi squilli della campagna elettorale per la Regione Veneto hanno messo al centro Venezia. Non è un caso: come ricorda Paolo Costa, già presidente del Porto e profondo conoscitore delle dinamiche della città lagunare, la questione veneziana è tornata ad assumere un carattere di “interesse nazionale”, capace di ridefinire non solo il futuro della laguna, ma anche quello dell’intero Veneto e del Nord Est.

In un intervento pubblicato in questi giorni, Costa sottolinea che la prospettiva di una nuova legge speciale per Venezia ha senso solo se saprà affrontare i nodi veri e non più rinviabili: l’innalzamento del livello del mare con la conseguente gestione del Mose e della fase “post Mose”; l’uso della laguna, da liberare dall’equivoco culturale che l’ha cristallizzata in un falso “ambiente naturale”, dimenticandone il ruolo storico di infrastruttura difensiva e portuale; e, soprattutto, il coinvolgimento dell’entroterra veneziano come parte integrante della vitalità socioeconomica della città.

Costa individua una responsabilità precisa: la Regione Veneto, che negli anni ’70 avrebbe dovuto fare della “questione Venezia” la pietra d’angolo di una strategia metropolitana, tradì quella missione scegliendo di frammentare le funzioni e rinunciando a creare un grande polo urbano competitivo con Milano, Bologna o Monaco. Il risultato è stato duplice: da un lato Venezia storica ha perso funzioni vitali, anche a causa della mancata realizzazione di una metropolitana sublagunare; dall’altro il Veneto centrale – il triangolo Mestre, Padova, Treviso – non ha beneficiato di quell’integrazione che il Sistema Ferroviario Metropolitano Regionale avrebbe potuto garantire.

Ecco allora la sfida: una nuova legge per Venezia e il suo entroterra che non si limiti a rifinanziare le norme esistenti, ma che ridefinisca un progetto strategico capace di rilanciare insieme la città lagunare e l’intero Veneto. Venezia, sostiene Costa, deve completare il suo “rito di passaggio alla modernità”: da città globale della Serenissima a città centrale di una regione policentrica, capace di attrarre innovazione, imprese e funzioni metropolitane ad alta intensità tecnologica.

La proposta è chiara: investire in infrastrutture di connessione ad alta capacità, dal sublagunare al completamento del SFMR, per far circolare “il sangue vitale” tra Venezia e il suo entroterra, creando un’unica città metropolitana veneta. È da questa visione che può nascere una legge speciale davvero utile: non un privilegio, ma un volano di sviluppo per il Nord Est e, di riflesso, per l’Italia intera.

“Una legge per Venezia e il suo entroterra – conclude Costa – è oggi la sola strada per rivitalizzare la città lagunare, renderla nuovamente centro di un sistema e non periferia decadente, e dare al Veneto la massa critica per affrontare le sfide globali dell’era digitale e neo-industriale”.

Un messaggio che risuona come un monito alla politica: Venezia non può più permettersi di restare prigioniera di equivoci culturali e di scelte rinviate. La sua rinascita è la chiave per rilanciare l’intero Veneto.

Paolo Bonafé


PIAZZAGRANDE

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