MINISTERI LENTI, SINDACI EFFICIENTI: COSÌ AFFONDA IL PNRR
Redazione Generale

MINISTERI LENTI, SINDACI EFFICIENTI: COSÌ AFFONDA IL PNRR

Il dato è impietoso: a tre anni dall’avvio del Piano nazionale di ripresa e resilienza, in ministeri cruciali come Lavoro, Agricoltura, Turismo, Cultura e Salute si è speso meno del 30% dei fondi assegnati. Non stiamo parlando di spiccioli, ma di miliardi. Miliardi che dovrebbero cambiare il volto del Paese e che invece giacciono inerti tra carte bollate, rimpalli di responsabilità e incapacità politica.

Si spendono meno fondi per i giovani agricoltori che dovrebbero rinnovare un settore al collasso; per il lavoro, dove il programma GOL arranca; per la sanità, che avrebbe bisogno urgente di case di comunità e medici di base; per il turismo e la cultura, vetrine mondiali del “Made in Italy” che restano ostaggio di progetti mai decollati. Tutto mentre gli enti locali – spesso additati come il ventre molle del sistema – corrono molto più dei ministeri: oltre l’80% dei fondi banditi già aggiudicati da comuni e città metropolitane.

Il governo, nel frattempo, balbetta. Ultimatum estivi, richieste di rendiconti, promesse di rimodulazioni “straordinarie” da inviare a Bruxelles. Ma Bruxelles non aspetta all’infinito: il rischio concreto è che i soldi tornino indietro, certificando l’ennesimo fallimento nazionale.

E allora la domanda è inevitabile: com’è possibile che le strutture centrali dello Stato, con apparati ministeriali mastodontici, siano più lente e meno efficienti di sindaci e amministrazioni locali? La verità è che il PNRR ha messo a nudo un problema antico: la macchina ministeriale italiana è incapace di spendere e progettare in tempi rapidi. Più che una questione di risorse, è un deficit di competenze, di visione, di responsabilità politica.

Se il “Piano Marshall” italiano si trasforma nell’ennesima occasione mancata, la colpa non sarà dell’Europa, ma di un Paese che non sa usare nemmeno i soldi che ha.
Paolo Bonafé 


PIAZZAGRANDE

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