NON SOLO RISSE TRA BALORDI: L’AGGRESSIONE DI SANTA FOSCA FA PAURA
L’aggressione di Santa Fosca, dove due turisti ebrei sono stati insultati, minacciati con un cane e feriti con una bottiglia rotta, è un fatto che scuote Venezia.
Non è un episodio isolato: appena un mese fa, nei pressi del Rialto, un’altra coppia ebraica era stata vittima di un attacco analogo.
Non possiamo liquidarli come semplici risse tra balordi.
Questi atti, maturati nel clima avvelenato dal conflitto in Medio Oriente, ripropongono un meccanismo antico e pericoloso: spostare la responsabilità di governi e Stati su singoli individui, nel nostro caso sugli ebrei.
È un antisemitismo che pensavamo confinato ai libri di storia, ma che riaffiora con inquietante facilità.
Eppure non vediamo aggressioni contro russi per Putin o americani per Trump: sembra valere solo per gli ebrei.
Attenzione, però: sarebbe sbagliato fare dell’episodio una condanna generalizzata.
Gli aggressori di Santa Fosca – pregiudicati, noti alle forze dell’ordine – non rappresentano alcuna comunità.
Ma ignorare i segnali sarebbe irresponsabile.
A livello nazionale, i dati dell’OSCE e delle organizzazioni ebraiche mostrano un forte aumento degli episodi antisemiti nell’ultimo anno, spesso legati a manifestazioni pro-Palestina trasformatesi in insulti o violenze.
Venezia, con la storia del suo Ghetto, non è immune.
La risposta deve essere doppia: ferma e lucida.
Ferma nel condannare senza ambiguità ogni atto di odio, proteggere le vittime e perseguire i responsabili.
Lucida nell’evitare isterismi o strumentalizzazioni politiche: difendere i diritti di chi subisce antisemitismo non significa negare il diritto di criticare governi o politiche estere. Significa solo rifiutare che la rabbia politica diventi odio verso persone innocenti.
Venezia, città che ha fatto della convivenza e della memoria parte della sua identità, non può permettersi che l’antisemitismo trovi spazio tra calli e campielli. Sta a cittadini, istituzioni e associazioni civili ribadire che qui non c’è posto per il pregiudizio. La dignità umana non ha colore, né religione.
Paolo Bonafé
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